
Prima notizia: secondo il calendario cinese il 2012 sarà l’anno del dragone, essenza vitale portatrice di buon auspici e di grandi eventi.
Seconda notizia: in Europa sarà l’anno della giraffa. C’è poco da ridere, sapete, siamo leggermente immersi nel letame (oggi sono educato!). Dopo gli scoppiettanti esordi di un capodanno che non lascerà nessuna traccia positiva, ci tocca fare i conti con un andazzo economico che presagisce sul medio-lungo termine una concatenazione di eventi funesti: la disoccupazione in primis, la recessione, la congiuntura astrale, la sfiga, il mal di pancia.. e chi più ne ha più ne metta.
Vi sbagliate se pensate che sia pessimista; la crisi è grande portatrice di cambiamenti. Ci sono casi in cui il cambiamento viene dal didentro, in questo caso allora il cambiamento è desiderato, voluto. In altri casi, molto più simili a questo, il cambiamento non solo è necessario, ma è anche obbligatorio. Pena la scomparsa dalla faccia della terra, del benessere, della vita… e in generale del futuro. Non la prendo con filosofia, anzi, vi dirò, che sono un filino arrabbiato perché qualcuno, in questi anni, ha appreso l’arte di remare contro e di procurarci il massimo del malessere. A noi, quindi, spetta il compito di fare il triplo, se non il quadruplo salto mortale (senza rete, ovviamente) con la speranza di non restare spiaccicati al suolo per un errore di calcolo.
La terza notizia, quella che poco a che fare con gli oroscopi, è che improvvisamente ci siamo ritrovati all’interno di un documentario attestante il ritorno forzato ad uno stato di lotta per la sopravvivenza. Tutti i movimenti sociali che hanno caratterizzato il 2011 – “indignatos”, “occupy Wall Street” e “incazzati di ogni sorta e religione” - non si sono affatto esauriti con la fine dell’anno, ma hanno passato il testimone a una generazione che ancora non ha capito un flauto (oggi sono molto educato!) di quello che sta accadendo alle loro vite. Alle nostre vite.
Risulta ancor meno consolante sapere, invece, che questo non è il mal comune… e, quindi, purtroppo, ci sarà poco spazio per il “mezzo gaudio”. La situazione di malessere che stiamo respirando non è, invero, una crisi globale, ma solo la crisi del “vecchio” mondo occidentale: un mondo che ha costruito sul niente, che ha respirato aria fritta, che ha finta di crescere, che ci ha ingannato, illudendoci che tutto andasse bene. Potete vederlo con i vostri occhi: le cose non vanno affatto bene… e continuerà così ancora per un bel po’.
Lo so, lo percepisco, state ancora pensando che sia pessimista. Francamente più che essere pessimista – non è nella mia indole – credo più fermamente che siate voi ad essere prossimi alla cecità… è sicuramente così, oppure avete subitaneamente deciso di farvi un saporito sandwich con quelle due belle fette di prosciutto che avete dimenticato sugli occhi.
Ma torniamo alla situazione di “mmmmmeraviglia” in cui siamo. Mentre noi stiamo facendo i conti della serva racimolando qualche percentuale di spread con cui arrivare alla fine del mese, in paesi - un tempo meno fortunati di noi – si sta compiendo il miracolo: un’inaspettata inversione di tendenza che porterà futuro e benessere. Nelle tasche di qualcun altro.
Poco male – penso io – “ quando il gioco si fa duro, Giuseppe si arma fino ai denti e ci dà sotto fino alla vittoria…” quando ci si è abituati a lottare, una guerra può improvvisamente apparire come un prelibato pranzetto in cui chi ha più fame mangia di più.
Stavolta però sento di non dover far nulla. Stavolta non muoverò un dito; me ne starò tranquillo… perché questa, cari i miei studenti, è la vostra guerra. Non la mia.
Questa è, forse, una consapevolezza che vi manca. Me ne accorgo dai vostri sguardi, ma , ancor di più dai vostri comportamenti… molto simili a quelle scene di film di guerra in cui la famiglia – tra un bombardamento e l’altro – se ne sta placidamente a tavola a consumare allegramente il desco. Come se nulla fosse.
Sì, cari studenti, siamo in guerra. Se vi state chiedendo il perché di quei milioni di uomini e donne che protestano in giro per il mondo, forse avete dimenticato di guardare fuori di casa, dentro le vostre case. Dentro il vostro futuro.
Non c’è nulla da sorridere, credetemi. Siamo ritornati allo stato primordiale: una distesa prateria piena di alberi alti e rigogliosi popolata da una sterminata moltitudine di giraffe. C’è solo un piccolo, giusto insignificante dettaglio: tutte queste giraffe hanno il collo corto.
Nelle poche cose buone che vi hanno, spero, trasmesso a scuola forse qualche saggio insegnante avrà forse riportato in auge le teorie evoluzionistiche di un certo Lamarck. Se proprio non ne sapete nulla, credo che vi converrà aggiornarvi rapidamente. Ogni imperizia potrebbe risultarvi fatale.
Oggi noi, anzi voi, siete solo questo: giraffe dal collo corto… un confuso insieme di esseri che hanno iniziato a lottare per la sopravvivenza (sociale) in un mondo fatto solo per giraffe dal collo lungo.
Il mondo poco lontano da noi ci sta sorpassando… anzi, siamo già in coda. E voi, come i suddetti mammiferi, siete (in) consapevolmente in corsa per l’estinzione. Poco lontano da voi (noi) ci sono ragazzi della vostra età che hanno appresso l’arte di allungare il collo, di sforzarsi per arrivare a quei rigogliosi e succulenti rami ricolmi di bacche.
Vi state chiedendo perché io insista tanto sul fatto che dobbiate essere voi a farlo, forse semplicemente perché non è più il momento di scaricare le responsabilità sui padri e sulle generazioni passate. Ci hanno fatto del male, non ci sono dubbi, ma tocca a noi curare le ferite. Tocca a noi cambiare le cose. Se state già chiedendovi “come”, siete a un buon punto.
Iniziate a buttare nel cesso (sono molto molto educato!) quelle facce da vittime di guerra o da naufraghi “non per colpa loro”. Cominciate a sorridere di meno come ebeti e concentrate i vostri sforzi per attivare quel contenitore chiamato cervello, quella meravigliosa macchina chiamata cuore, quella magnifica leva chiamata passione. Quella sintesi chiamata anima.
Come Steve Jobs intuì, “siate affamati – dovreste esserlo, visti i tempi di guerra – siate folli”. Siatelo veramente, perché sovvertire un destino avverso necessita di una straordinaria incoscienza: le guerre si combattono perché si crede allo scopo. Al fine ultimo.
Smettetela di fabbricare alibi per la vostra inettitudine, azzerate ogni alibi che sta nascendo nella vostra testa, uccideteli sul nascere. Per una giraffa che ha voglia di mangiare, di sopravvivere, la bella scusa del collo corto non le procurerà il cibo. Solo morte.
Non v’è dramma nelle mie parole. Siamo entrati in un’era di nuova lotta per l’evoluzione, evoluzione sociale. Siate pronti, armatevi di coraggio, di fierezza, di amor proprio e imparate a farlo per voi stessi.
Le vostre armi, oggi, sono gli studi che state affrontando. State inconsapevolmente provando ad allungare il collo; non è facile e non è detto che debba esserlo. Sarà doloroso. E lo sarà sicuramente perché vi massacreremo, vi metteremo alla prova, vi istigheremo ad essere eccellenti, ad esserlo volontariamente.
Qualcuno di voi demorderà. La viltà è una dote molto in voga… ma io francamente me ne infischio. Se volete mollare fatelo pure. Fatelo serenamente, ma siate consci che il fallimento non potrà essere che colpa vostra.
So benissimo qual è il mio ruolo: ex-ducere. E lo vestirò fino alla fine. Sarà nella vostra intelligenza saperne approfittare.
Nessun pianto, nessuna grazia concessa. Il mondo è vostro. Sappiate morderlo!
Benvenuti nel mondo degli adulti. Benvenuti nella vita!
Il vostro irascibile, rompipalle, “Dire”